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Aria di terra e mare, aria di prato e bosco,
odor di muschio e d’alga, odore d’erba e d’ostrica!
Rosso di San Secondo, Uragano d’autunno, 1941
Oltre il manto di pineta del tombolo meridionale, il cuneo di
case di Orbetello fa pensare a un transatlantico da sogno ancorato
al centro della laguna, e da quassĂą li potresti contare uno a
uno, gli isolotti di limo che affiorano a poca distanza dai canneti
della riva. Sulla terraferma alle spalle della cittadina si vede una
catena di colline dalle cime stondate, ma oltre quella il Paese è
solo una fuga infinita di bassure e valloni di cui non scorgi con
certezza neppure il primo argine.
Enrico Brizzi, Nessuno lo saprĂ , 2005
Orbetello sorge nel mezzo dell’omonima laguna ed è unita
al Monte Argentario tramite una strada costruita su di un
terrapieno artificiale (la diga), che ha diviso la laguna in due
specchi d’acqua (Laguna di Levante e Laguna di Ponente).
La posizione naturale di Orbetello è fuori del comune. Non conosco
altro luogo che dalle carte geografiche risulti altrettanto
inconsueto.
(Montgomery Carmicael, 1903)
Il suo territorio è estremamente variegato; la zona umida
lagunare è divisa dal mare da due tomboli (il Tombolo della
Feniglia ed il Tombolo della Giannella) caratterizzati da lunghe
spiagge sabbiose, pinete e macchia mediterranea, mentre,
in prossimitĂ dei rilievi di Talamone e di Ansedonia la costa
diventa rocciosa.
L’entroterra è caratterizzato da modesti rilievi e vaste pianure
dove i coltivi si alternano a boschi di macchia mediterranea. |
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Storia dell'Isola del Giglio |
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I primi abitatori della zona furono gli Etruschi (fin dal VII sec
a.C.) che, intorno al V secolo, eressero anche mura difensive,
nell’area dell’attuale centro storico, ancora visibili. Il territorio
passò nel 273 a.C. sotto il controllo dei Romani, che vi
fondarono la colonia di Cosa (Ansedonia).
Tra il XIII e il XVI secolo fu dominio degli Aldobrandeschi,
di Orvieto, degli Orsini e, infine, della Repubblica di Siena.
Dopo la sconfitta di Siena da parte dei Medici, nel 1557
Orbetello divenne capitale dello Stato dei Presidi sotto il
controllo spagnolo. Gli Spagnoli la trasformarono in un’importate
base navale e realizzarono diverse strutture fortificate
che ancora caratterizzano il territorio.
Nel 1707 agli Spagnoli
subentrarono gli Austriaci; poi nel 1737, i Borboni di Napoli.
Nel 1801 Napoleone la riunì al Regno di Etruria, poi soppresso nel 1807, anno in cui fu restaurato il Granducato di
Toscana di cui Orbetello entrò a far parte. Questa decisione
fu confermata anche dal successivo Congresso di Vienna
(1815) per poi essere annessa, come tutta la Toscana, al Regno
d’Italia nel 1861.
Dalla laguna di Orbetello, tra il 1927 e il 1933, partì Italo
Balbo con uno squadrone di idrovolanti per le sue quattro
crociere aeree.
Il centro storico:
Gli edifici piĂą significativi del centro storico sono la Cattedrale,
ubicata vicino al corso principale, il Palazzo del PodestĂ in
Piazza Eroe dei due Mondi e le Mura corredate dalle antiche
porte di accesso alla cittĂ . La Cattedrale di Santa Maria
Assunta è la chiesa principale di Orbetello, costruita originariamente
sui resti di un tempio etrusco-romano, fu ricostruita
nel 1375 in stile gotico-toscano.
Della chiesa trecentesca rimane
solo la facciata disposta a capanna di tipo toscano; è ricoperta
di travertini e marmi, con un rosone centrale, un incavo con il
busto di Cristo, un giro di quadrilobi con teste umane, mensole
sorrette da animali stilizzati. Il portale ha colonnine a torciglione,
rosette e punte di diamante. All’interno di stile barocco,
alcune pietre tombali spagnole e un paliotto in marmo del IX
sec. decorato a riquadri con tralci, grappoli d’uva, figure animalesche
e nodi.
Il Palazzo del Podestà , la Polveriera Guzmán (costruita nel
1692), come molti altri edifici dalla classica impostazione con
cortile interno, mostrano chiaramente i segni dell’architettura
spagnola, così come le porte di accesso (in particolare la Porta
Medina Coeli, costruita nel 1697, dalla quale ancora si accede
al nucleo storico di Orbetello), e il Mulino (XVI sec.) della laguna.
Presso la foce del fiume Albegna, all’inizio del tombolo
della Giannella si trova, infine, il Forte delle Saline, utilizzato
dagli spagnoli nell’ambito del sistema difensivo dello Stato dei
Presidi.
Nella chiesa di San Francesco ci sono epitaffi in lingua castigliana.
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Museo Archeologico Comunale |
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Il Museo Archeologico Comunale è situato nella la Polveriera
Guzmán, dove sono raccolti reperti etruschi e romani provenienti
dalla zona.
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Oasi Naturale e riserve |
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A Talamone, che è la porta d’ingresso meridionale del
Parco regionale della Maremma, si può visitare l’Acquario
della laguna, composto da una decina di vasche.
OASI NATURALI E RISERVE
L’Oasi della laguna di Orbetello è stata creata ed è gestita dal
WWF come Zona umida di interesse internazionale; rappresenta
una delle piĂą importanti aree italiane di svernamento per
molte specie di uccelli.
La Riserva forestale della Feniglia conserva intatto l’ecosistema
del tombolo che delimita a sud la laguna, con una vasta pineta
dove vivono in libertĂ diversi esemplari di daini.
La parte settentrionale del territorio, la zona di Talamone, è
inserita nel Parco regionale della Maremma.
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Cosa-Ansedonia e Talamone |
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Cosa-Ansedonia
Ho passeggiato per la morta cittĂ di Cosa al tramonto. Il
Fòro giace già in ombra, abbracciato a ulivi secolari. Dalle
cisterne, di sotto agli archi e ai pavimenti, sbucano pipistrelli,
spruzzano il nero le tacite vestigia e si sciolgono
nella notte sopravvenuta alla traditora. Balena sull’Argentario.
Salgo lungo la Via Sacra in lento, maestoso declivio.
Il sole è apparso sanguinante, poi si è tuffato fra nuvole di
pace. L’Arce grandeggia contro il tramonto. Le pareti dirupate
del tempo, con le celle dedicate alla Triade sacra, separate
secondo l’usanza etrusca, hanno un gesto tragico. Esco
da una porta nelle mura esagonali di macigno. La macchia
dilaga, immobile come uno scenario,
ma vi senti un respiro affannoso e
colossale.
Bino Sanminiatelli,
Giorni ad Ansedonia,
in Id., Mi dico addio, 1960
Nella vicina Ansedonia rimangono
i resti ben conservati di edifici, un
tratto della via di accesso e della
porta della cittĂ romana di Cosa. Il
Museo Archeologico Nazionale presenta
i reperti ritrovati durante gli scavi archeologici.
Ai piedi del colle di Ansedonia, in localitĂ Tagliata, rimangono
i resti sommersi del piccolo Portus Cosanus e la
Tagliata (conosciuta come Tagliata Etrusca), che collegava,
con un taglio nella roccia, il Lago di Burano al mare,
realizzata dai romani per evitare l’insabbiamento del porto
Cosano. Lì presso, lo Spacco della regina è una lunga
crepa che percorre, sottile come una incrinatura, tutto il
poggio di Ansedonia. La leggenda vuole che sia stata sede
di un antichissimo tempio cabirico, in cui gli abitanti di
Cosa avrebbero esercitato il culto della loro divinitĂ . Altri
vorrebbero che la regina di Cosa (da qui il nome) usasse
recarsi abitualmente a bagnarsi nel profondo della lunghissima
fenditura.
Talamone
… una roccia, una torre, una tasca di mare che è di turchese
purissima, non si può dire altro. […] Se poi ci si avvicini al porto di Talamone, il colore non
scomparisce, ma si complica di venature
d’ametista.
(Cesare Grandi, 1962)
Talamone è un paese pittoresco da cui si
gode uno stupendo panorama sul Monte
Argentario, con l’Isola del Giglio davanti
e le colline maremmane retrostanti. […].
Un antichissimo porto di cui fanno menzione
da Polibio, a Pomponio Mela, a
Tolomeo. La leggenda vuole che sia stato
fondato da Telamone, padre di Ajace ed
uno degli Argonauti.
La storia di Talamone risale al tempo degli Etruschi che
chiamarono il porto Tlamu; i Romani gli dettero il nome di
Telamon. Nel 225 a.C., nelle vicinanze di Talamone ci fu la
battaglia di “Campo Regio” ove i Romani batterono i Galli
(ed è forse in ricordo di questa battaglia che fu eretto il famoso
tempio da cui proviene il Frontone di Talamone temporaneamente
trasferito a Firenze nell’ambito di una mostra
itinerante che toccherĂ alcune cittĂ italiane) . Nel Medioevo
appartenne alla Repubblica di Siena che lo contese ai fiorentini
e costruì il castello, mentre la torre è opera spagnola.
Nel 1860 vi fece sosta la spedizione dei Mille di Garibaldi.
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